miniBloq

miniBloq

miniBloq è un linguaggio di programmazione visuale open source in fase di sviluppo per Multiplo ™, Arduino ™ e dispositivi fisici di calcolo e robot. Minibloq nasce nel 1997 quando lo sviluppatore Juliàn da Silva Gillig pubblica Minibloques, una versione gratuita ma non aperta, utilizzata nelle scuole elementari e medie in Argentina.

Tra maggio e giugno del 2011, miniBloq partecipa ad una raccolta fondi su KickStarter  con il progetto chiamato “Minibloq: graphical programming environment for Arduino” raggiungendo e oltrepassando di molto il traguardo di 4.300$.

Non ho compreso a quale versione del programma fossero quando hanno lanciato la raccolta fondi, fatto è che gli obiettivi proposti erano molti e le persone gli hanno effettivamente dato fiducia. Ad oggi però, ancora non esiste la versione 1.0 e molti degli obiettivi proposti (tra i quali il miglioramento della GUI) non sono stati ancora raggiunti.

La versione 0.83 attualmente disponibile, che ho personalmente testato, presenta un ambiente a mio parere stabile ma molto scomodo e poco intuitivo. La scelta delle icone che rappresentano i “blocchi” sono poco comprensibili e la loro dimensione, quando vengono inseriti nell’area di sviluppo, risulta a mio parere inappropriata alla programmazione. Con il comando Mouse wheel + Ctrl: Zoom in / Zoom out, è possibile  ingrandire e rimpicciolire i blocchi presenti nell’area di sviluppo ma non sembra risolvere il problema, solo cambia la loro dimensione e questa pratica di rimpicciolire i blocchi può solo aiutare la navigazione del codice ma non la sua comprensione.

Un’altro problema è la rappresentazione delle strutture di controllo, in quanto l’unica via per riconoscere dove inizia e finisce una struttura è osservando la posizione dei blocchi e quindi la loro indentazione. Però l’indentazione è una soluzione di leggibilità tipica dei linguaggi puramente testuali, dove si cerca in tutti i modi di migliorare la leggibilità del testo anche attraverso colori e dimensioni. Nel caso di Scratch e Snap!, l’indentazione viene usata in modo marginale, in quanto il codice contenuto all’interno di una struttura di controllo viene letteralmente avvolto dalla stessa. Questo approccio permette di avere la percezione che il codice è effettivamente contenuto ed eseguito al suo interno e, se il fine è quello di educare i giovani alla programmazione, credo sia indispensabile alleggerire la lettura e la comprensione del codice.

Anche se vi sono molti altri problemi legati all’ambiente di sviluppo, credo non sia necessario sottolinearli in quanto stiamo parlando di una versione in corso d’opera che spero di vedere un giorno conclusa.

Parlando invece degli aspetti positivi su cui investirei, ho trovato molto utile l’accesso agli esempi suddivisi secondo l’hardware utilizzato, mi piace che si possa fare un confronto diretto tra il codice sviluppato graficamente ed il codice in formato testuale e trovo importante avere una lista ragguardevole di possibili piattaforme hardware da poter utilizzare.

Hardware supportato:

  • AERobot v1.0
  • Arduino Leonardo
  • Arduino Mega 2560 o Mega ADK
  • Arduino Uno
  • DuinoBot Kids v1.x.HID
  • DuinoBot v1.x -> 2.3 HID
  • DuinoBot c2.3.CDC
  • miniSim v0.2
  • Pi-Bot v1.0
  • RedBoard
  • RedBot v1.0
  • Seeeduino 328/Arduino Duemilanove
  • Seeeduino Mega 1280 / Arduino Mega
  • Sparki v1.0
  • Ta-Bot v1.0

In casa, l’unico Hardware ora a mia disposizione per testare le funzionalità di miniBloq, è una scheda Arduino Uno, delle resistenze e tanti LED. La mia iniziale intenzione era quella di poter scrivere un programma per costruire un orologio binario. Dopo però essermi reso conto che l’unico tipo di variabile disponibile è di tipo float, che le uniche strutture di controllo sono if/else, while e for, che non si può lavorare con gli array, che non vi è il modulo per calcolare il resto e che l’unico modo per poter inserire nel codice questi elementi era quello di scriverli a mano, decisi di desistere con il mio progetto e di testare alcuni esempi tra i quali quello che vedete nell’animazione che si chiama 310.FiveLEDs.

In conclusione, credo che attualmente miniBloq sia ad un ottimo punto di partenza per la creazione di un IDE che possa un giorno raggiungere i livelli di altri ambienti di sviluppo come Snap!, ma penso che per ora sia più utile come banco test dove poter improvvisare alcune semplici automazioni.

 

Link:

OutSystems

OutSystems

OutSystems è una piattaforma usata da aziende di tipo PaaS – Platform as a service che necessitano di gestire velocemente applicazioni mobili o web. Compatibile con qualsiasi dispositivo di ultima generazione, le applicazioni create vengono distribuite in locale o attraverso forme ibride di condivisione dei dati.

Un ambiente di sviluppo visivo come OutSystems, offre una moltitudine di strumenti necessari alla creazione ed alla modifica rapida di applicazioni mobili e web senza il bisogno di scrivere codice.

OutSystems permette di:

  • Modellare le interfacce utente
  • Descrivere la logica e i processi aziendali
  • Accedere e strutturare i database
  • Utilizzare strumenti di integrazione (dati esterni tipo fogli di calcolo)
  • Abilitare servizi Web
  • Gestione degli utenti e dei loro livelli di accesso
  • Gestione delle attività di pianificazione

OutSystems fa parte dei software definiti DevOps – Development Operation che rappresentano una metodologia di sviluppo dedicata alla comunicazione, collaborazione e integrazione tra sviluppatori e operatori IT – Information Technology. Un software di tipo DevOps aiuta le aziende che hanno bisogno di frequenti rilasci, collaudi e  aggiornamenti dei loro applicativi.

I programmatori hanno a disposizione vari SDK – Software Development Kit  per creare componenti da poter integrare con applicazioni esterne o con i database. Per fare alcuni esempi, esistono delle procedure guidate per automatizzare l’integrazione ai database o per poter accedere alle librerie API di terze parti come SAP.

OutSystems nasce nel 2001 a Lisbona (Portogallo) e, dopo vari investimenti da parte delle banche portoghesi che hanno reso effettivamente possibile lo sviluppo di tale progetto, oggi la OutSystems ha sede in Atlanta (USA) ed è considerata una soluzione per molti piani di vendita, marketing e innovazione in tutto il mondo.

Attraverso il loro sito, e dopo aver creato un account, si può scaricare l’ambiente di sviluppo gratuitamente (che in questo momento è alla versione 10), seguire il primo tutorial di 5 minuti chiamato “Build a Mobile App in 5 min” con il quale poter creare passo passo una primissima applicazione funzionante ed online. Dopo questa breve esperienza ci si accorge che si è effettivamente di fronte a qualcosa di complesso ma allo stesso tempo molto funzionale e user friendly. Il tutorial in sé non risulta difficile, ma gli argomenti che vengono affrontati sono tanti e si è continuamente trasportati da un menù ad un’altro, da una pagina ad un’altra per poi vedere finita e funzionante la propria applicazione.

Una volta completato il tutorial, mi sono trovato di fronte ad uno schermo bianco senza un’idea di un nuovo progetto da sperimentare, questo perché effettivamente OutSystems è un ambiente di sviluppo che mira esclusivamente allo sviluppo di determinate funzioni. A questo proposito sono andato alla ricerca di manuali e supporto didattico. Sul sito, sotto la voce “LEARN” esiste tutto il materiale necessario suddiviso in percorsi di studio che partono da un livello principiante fino ad esperto. Viene offerto gratuitamente sia materiale video che di testo molto esaustivo e dettagliato. Inoltre vengono offerte delle lezioni in classe e la possibilità di effettuare degli esami per ottenere delle certificazioni.

 

Licenze:

Basta una breve occhiata alla pagina che introduce i prezzi e le edizioni, per comprendere chi è il fruitore finale di questa piattaforma. Esiste anche la licenza di tipo Free, con la quale si può accedere a tutta la documentazione per imparare ad utilizzare il loro ambiente di sviluppo e magari creare un progetto con un limitato numero di utenti e capacità.

Lavoro:

Dato che OutSystems mira alle grandi e medie imprese, mi sono messo alla ricerca di offerte di lavoro dove si prevedono conoscenze come sviluppatore certificato OutSystems. Prendendo come riferimento il sito Indeed, ho riscontrato una netta differenza tra le ricerche effettuate in Italia e quelle, ad esempio, nel Regno Unito. Cercando su www.it.indeed.com la parola chiave “OutSystems”, il sito non genera nessun risultato. Su www.indeed.co.uk invece vengono generate almeno due pagine di annunci di lavoro situati per la maggioranza a Londra. La figura professionale che sembrerebbe essere la più indicata, che tra le sue conoscenze necessita di competenze o certificazioni inerenti ad OutSystems, è l’IT Business Analyst.

Senza trarre conclusioni affrettate, e forse fuori contesto, vorrei concludere questo articolo con il dire che, come lo è per la suite delle applicazioni Office, un giorno sarà indispensabile anche in Italia avere delle elevate competenze riguardo ambienti di sviluppo come quello di OutSystems, o più nello specifico saranno necessarie competenze riguardo le varie applicazioni di sviluppo software o gli ambienti chiamati BPM development (BPM – Business process management) di cui OutSystems fa parte. Questo perché, data la tendenza del mercato che obbliga le imprese ad accelerare i propri processi aziendali, è ormai di comune accordo che strumenti come OutSystems siano necessari per definire, ottimizzare, monitorare ed integrare tutte le fasi utili al miglioramento del business aziendale.

Link:

Alcune immagini del tutorial:

Snap!

Snap!

Snap! è un linguaggio di programmazione visuale orientato agli oggetti di tipo drag-and-drop ispirato a Scratch, che implementa moltissime funzioni e strumenti che permettono di creare vere e proprie applicazioni.

Snap! marca gli stessi principi educativi di Scratch (leggi l’articolo) dando la possibilità agli sviluppatori di lavorare in un ambiente di sviluppo più professionale dove poter testare le proprie abilità informatiche. È ovvio che le conoscenze richieste per poter accedere agli strumenti offerti devono essere più profonde rispetto a quanto previsto dal team di Scratch.

In questo articolo parleremo delle differenze fondamentali tra Scratch e Snap! e forniremo i link di riferimento per poter accedere al materiale necessario.

Le  funzionalità aggiuntive che troviamo in Snap! Sono:

  • First class lists – Dalla versione 4.0.5 vengono introdotte le First class lists (classi primitive per gli “array”), questo rende possibile l’utilizzo delle liste bidimensionali su Snap! (array 2D).
  • First Class function or procedures – Secondo gli autori Brian HarveyJens Mönig (il creatore prima di BYOB e poi di Snap!) “l’idea della programmazione orientata agli oggetti viene spesso insegnata in modo da sembrare come se fosse necessario uno speciale linguaggio di programmazione orientato all’oggetto. Del resto, qualsiasi linguaggio che comprenda le funzioni tra le proprie classi primitive consente agli oggetti di essere implementati in forma esplicita; questo è un utile esercizio per aiutare a demistificare gli oggetti.” Come in Scratch, esistono 3 tipi differenti di funzioni: i Command type, i Reporter type e i Predicate type, solo che in Snap! vengono trattati come “Fisrt Class”.
  • Javascript – Permette di inserire del codice Javascript all’interno del programma, controllandone però le funzioni e limitando la condivisione del progetto per evitare la diffusione di eventuali malware.
  • Build Your Own Blocks (BYOB), possibilità di creare delle nuove strutture di controllo.L’immagine precedente mostra una struttura di controllo di tipo “for” creata utilizzando gli strumenti che troviamo all’interno del Block Editor.

Quando ho cominciato ad utilizzare Snap!, credevo di lavorare in un ambiente di sviluppo semplicemente migliorato rispetto a quello che viene messo a disposizione per Scratch. In effetti vi sono molti più strumenti per poter lavorare in modo veloce, ad esempio in Scratch non è possibile copiare una variabile direttamente dall’area di sviluppo o di correggere una modifica appena fatta premendo Ctrl+Z. Però Snap! non solo un ambiente di sviluppo “migliore”, bensì permette di creare veri stand-alone, i quali possono anche interfacciarsi con device esterni come Arduino o Raspberry Pi.

Di seguito dei link che vi aiuteranno ad entrare nel mondo di Snap!:

Sviluppo Applicazioni Android: alla fine la spunta Kotlin

Sviluppo Applicazioni Android: alla fine la spunta Kotlin

Era nell’aria già da un po’. Da tempo si vociferava che Google, a seguito della disputa legale con Oracle, avesse in programma l’adozione di un nuovo standard per lo sviluppo di applicazioni. Un breve riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti: Oracle ha sempre accusato Google di aver utilizzato volutamente parte del proprio codice Java per la creazione del suo sistema operativo, arrivando a dichiarare recentemente che senza “le stringhe incriminate”, Android non avrebbe potuto nemmeno esistere. Google ha cosi deciso di modificare il codice di Android ed a partire dalla versione N , eliminare tutte quelle API rivendicate da da Oracle e sostituirle con OpenJDK, un linguaggio JavaSE, rilasciato nel 2007 da Sun Microsystems sotto licenza GNU GPL (libera e senza royalty da pagare).

 

Per un po’ si era parlato della possibile adozione di Swift come linguaggio di programmazione di prima classe per lo sviluppo Android, ma alla fine la casa di Mountain View ha deciso di mantenere una netta differenziazione tra la sua piattaforma e quella concorrente di Apple. L’accoglienza di questa novità da parte degli sviluppatori è stata molto calorosa. Immaginiamo non sia stata invece molto apprezzata da parte delle software houses: l’adozione dello standard Swift avrebbe avuto come conseguenza una riduzione netta dei costi di sviluppo. Ma tant’è, Google ha scelto diversamente, e dall’alto del suo 86% di quota di mercato, se lo può anche permettere.

 

Entrando un po’ più nel tecnico, Kotlin è un progetto recente, sviluppato da JetBrains, che sfrutta la Java Virtual Machine. Questo significa che può essere utilizzato insieme a Java nello sviluppo delle applicazioni. La sua elasticità potrebbe portare molte case di sviluppo a sostituire il codice già presente con Kotlin, comunque tenendo una struttura basata su Java. A partire da Android Studio 3.0, questo nuovo linguaggio sarà incluso senza la necessità di installare tool di terze parti esterne all’IDE.

 

Certo le novità potrebbero però non finire qui. L’annuncio di Microsoft di mandare in pensione Windows 10 Mobile, e la sospetta solerzia con cui sia il fondatore Bill Gates che il top Manager Joe Belfiore si sono premurati di annunciare al mondo di utilizzare device Android, fa pensare che nel prossimo futuro altri linguaggi della galassia Microsoft (C# ?) possano essere supportati ufficialmente da Google come linguaggi di sviluppo di prima classe.

 

Staremo a vedere, nel frattempo l’incubo “Internet Explorer per Android” continua a perseguitarmi…